Villa Ferrari

Progetto di housing sociale mamma-bambino

creato da Agape Cooperativa Sociale Onlus
Agape Cooperativa Sociale Onlus
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In Via Lomellina, una zona periferica di Voghera (PV), nei primi del ‘900 la Fam. Ferrari ha costruito un’elegante residenza di campagna. La Villa, disabitata da circa 20 anni, ma in ottime condizioni strutturali, è stata donata all’Agape Cooperativa Social Onlus nel 2014 per essere utilizzarla a scopi sociali e per onorare il ricordo di una tradizione famigliare spesa all’insegna della carità cristiana, del lavoro edificante, del rispetto per il prossimo e poco incline invece all’eventuale speculazione immobiliare.
Date queste premesse, Caritas Tortona e Agape, cooperativa che gestisce i servizi caritativi della diocesi tortonese, previa opportuna ristrutturazione, hanno intravisto l’opportunità di avviare un progetto di housing sociale per mamme e bambini con un orto da coltivare, un giardino da far fiorire ed altre attività edificanti. L’avvio di tale progetto si colloca in un momento di forte necessità proprio per la carenza di strutture adatte ed efficienti sul territorio diocesano e provinciale.

Il lavoro diventerà lo strumento più adatto ad educare gli ospiti della struttura alla cura di sé attraverso la cura del proprio spazio (luogo in cui si vive come specchio del proprio animo), a favore anche di una buona promozione verso i clienti esterni (laboratorio sartoriale e lavanderia).
La struttura ristrutturata comprenderà:

– 4 camere per mamme e bambini con servizio igienico (4 al piano primo)

– 3 spazi destinati alla condivisione (piano terra)

– 3 mini appartamenti (locali accessori piano terra)

– 1 ufficio (piano terra)

– 1 camera per educatore (piano terra)

– 1 ingresso (piano terra)

– 2 laboratori di sartoria (locali accessori piano terra)

– 1 locale della memoria (piano primo)

– 2 locali lavanderia, conservazione, stireria, deposito (locali seminterrato)

– due box auto (locali accessori piano terra)

– un ricovero attrezzi per orto/giardino (locali accessori piano terra)

Il progetto è aperto a tutti, senza alcun tipo di preclusione: vengono accolti ospiti credenti cattolici, ospiti che si professano atei, ospiti praticanti altre religioni. Ciò che lega tutte queste persone non è il nome del Dio che pregano o no, ma il desiderio di nutrire il proprio animo con la spiritualità, con il ritiro nel silenzio e con l’energia che la vita comunitaria sanno regalare. La storia di questi due luoghi, l’atmosfera che vi si respira e la vita comunitaria scandita dal lavoro sono elementi particolarmente congeniali alla proposta, ma sta agli ospiti adattarli al proprio vissuto in modo personale e libero, con energia creativa e, per chi lo desidera, sotto la guida di un Animatore Spirituale che ne accompagnerebbe i passi.

Questo polo di aggregazione non dovrà rappresentare per i suoi ospiti una “enclave” isolata dal mondo reale, in cui tutto è come ovattato e ideale; le mamme della comunità e le famiglia sfrattate, i migranti e i senza fissa dimora non dovranno interpretare le due strutture come un ghetto avulso e disperso ma al contrario dovranno essere stimolati a creare e valorizzare continui punti di contatto con l’esterno.